Il diritto all’abitazione opponibile, istituito dalla legge del 5 marzo 2007, consente alle persone mal sistemate di costringere lo Stato a proporre una soluzione. Il DALO non è un dispositivo di accesso diretto all’alloggio sociale: è un ricorso giuridico, attivabile quando gli altri meccanismi hanno fallito. La sua attuazione è ancora segnata da un divario persistente tra le decisioni favorevoli emesse e i rialloggi effettivi.
Ingiunzioni DALO non eseguite: cosa rivelano gli ultimi bilanci
La maggior parte degli articoli sul DALO descrive la procedura senza affrontare l’esecuzione reale delle decisioni. I dati recenti della Corte dei conti pongono un quadro più brusco.
Alla fine del 2024, 28.074 ingiunzioni di rialloggio pronunciate dai tribunali rimanevano senza liquidazione definitiva. Lo Stato, pur essendo designato garante del diritto all’abitazione, accumula un stock di decisioni favorevoli che non riesce a onorare, a causa della mancanza di alloggi disponibili o di coordinamento tra prefetture e locatori.
Il valore teorico delle sanzioni associate a queste ingiunzioni raggiungeva circa 144 milioni di euro nel 2024, secondo le osservazioni riportate dalla Banca dei Territori. Queste penalità finanziarie, destinate a incentivare l’amministrazione a rialloggiare le famiglie prioritarie, non hanno prodotto l’effetto sperato. La Corte dei conti propone ora di centralizzare il pagamento delle sanzioni o di automatizzare il loro versamento alle famiglie riconosciute prioritarie ma non rialloggiate, per evitare che debbano avviare un nuovo procedimento giuridico.
Per comprendere le condizioni del diritto all’abitazione DALO, è necessario tenere a mente questo divario tra il diritto teorico e la sua traduzione concreta.

Criteri di idoneità al ricorso DALO: le sette situazioni riconosciute
Il ricorso DALO non è aperto a chiunque sia in attesa di un alloggio sociale. Tre condizioni preliminari devono essere soddisfatte simultaneamente: risiedere in Francia in modo regolare, non superare i limiti di reddito per l’alloggio sociale e aver già avviato almeno un passo per accedere a un alloggio o mantenerlo.
Oltre a questi prerequisiti, il richiedente deve trovarsi in almeno una delle seguenti situazioni:
- Essere senza fissa dimora, comprese le persone che vivono per strada o in un veicolo
- Attendere un alloggio sociale da un periodo anormalmente lungo (questo periodo varia a seconda dei dipartimenti) senza aver ricevuto una proposta adeguata
- Essere minacciato di sfratto senza una soluzione di rialloggio identificata
- Occupare un alloggio insalubre, pericoloso o che non rispetta gli standard di decenza
- Essere ospitati in una struttura di accoglienza o in una residenza alberghiera a vocazione sociale da più di sei mesi consecutivi
- Risiedere in un alloggio di transizione o in un alloggio-foyer da più di diciotto mesi
- Vivere in un alloggio sovraffollato o inadeguato avendo a carico un bambino minorenne, una persona disabile o essendo a propria volta in situazione di disabilità
Commissione di mediazione DALO: deposito del dossier e tempi di trattamento
Il ricorso si avvia con il deposito di un modulo Cerfa presso il segretariato della commissione di mediazione del dipartimento in cui risiede il richiedente. Il dossier comprende il modulo compilato, i giustificativi di situazione (avviso di imposizione, prove della situazione abitativa, certificati medici se del caso) e la copia della richiesta di alloggio sociale in corso.
La commissione esamina la ricevibilità del dossier e poi valuta se la situazione del richiedente corrisponde ai criteri legali. Due esiti sono possibili: il riconoscimento come prioritario o il rigetto.
Dopo una decisione favorevole
Se la commissione riconosce il carattere prioritario della richiesta, il prefetto deve proporre un alloggio adeguato entro un termine di tre a sei mesi a seconda dei dipartimenti. In assenza di proposta entro questo termine, il richiedente può adire il tribunale amministrativo per costringere lo Stato a eseguire la decisione.
In caso di rigetto da parte della commissione
È possibile presentare un ricorso davanti al tribunale amministrativo. L’accompagnamento da parte di un’associazione accreditata (come l’ADIL o sportelli legali locali) può rivelarsi determinante a questo stadio, sia per la redazione del ricorso che per la costituzione del dossier.
Riforma del DALO in discussione: caducità e rifiuto di alloggio
Numerose proposte di riforma circolano nel 2026. Una di esse prevede la caducità automatica di una decisione DALO se il richiedente non rinnova la sua richiesta di alloggio sociale per un certo periodo, o se rifiuta un’offerta ritenuta adeguata alle sue esigenze. Questa misura, ancora in fase di proposta, mira a ridurre lo stock di pratiche in attesa.
D’altra parte, un rifiuto precedente di un alloggio proposto non chiude definitivamente la porta. La giurisprudenza recente conferma che un nuovo ricorso DALO può essere presentato dopo un rifiuto, a condizione che la situazione del richiedente sia cambiata o che l’offerta rifiutata non corrispondesse oggettivamente ai bisogni del nucleo familiare.
I feedback sul campo divergono riguardo all’impatto reale di queste evoluzioni. Nelle zone più tese, in particolare in Île-de-France, il numero di alloggi sociali disponibili rimane strutturalmente insufficiente rispetto al volume di decisioni favorevoli emesse. Il ricorso DALO garantisce un riconoscimento giuridico, non un rialloggio immediato. Questa distinzione, raramente esplicitata, condiziona però le aspettative dei richiedenti e la reale portata delle loro azioni.

Il DALO rimane un vero strumento giuridico per le persone mal sistemate, ma la sua efficacia dipende in larga misura dal parco disponibile in ciascun dipartimento. Costituire un dossier solido, rinnovare la propria richiesta di alloggio sociale senza interruzione e farsi accompagnare da un’associazione specializzata sono tre precauzioni che aumentano concretamente le possibilità di ottenere un rialloggio effettivo.



